Combattere la Crisi con la Consapevolezza

Al giorno d’oggi la crisi economica e finanziaria sta colpendo un numero sempre più elevato di paesi, non solo quelli che un tempo erano considerati paesi sottosviluppati, in cui la vita era difficile ed era difficoltoso anche solo arrivare a fine giornata senza ammalarsi di una qualche grave malattia, ma anche altri paesi che stanno sentendo sempre di più la morsa della crisi rispetto a quelle nazioni potenti che continuano a sfruttare e ad arricchirsi alle spalle di queste popolazioni povere.
Questa è una situazione davvero tragica e complicata, non possiamo fare a meno di notarlo e di ammetterlo. Essere a conoscenza di persone che non riescono ad arrivare a fine giornata, che per bere di accontentano delle pozze di fango, spesso in zone paludose, putride ed in cui il terreno non è certo di aiuto nemmeno per le coltivazioni, è sicuramente difficile. Ma una volta che abbiamo ammesso questa verità, la tendenza di tutti noi è quella di voltarsi dall’altra parte, considerando impossibile un aiuto concreto a queste popolazioni che riteniamo sfortunate ed alle quali sappiamo di non poter dare un aiuto concreto.einstein e la crisi

Quando abbiamo creato questo sito, lo abbiamo fatto, tuttavia, con una precisa consapevolezza: avete notato quante volte al giorno ci viene propinata in tutte le salse la parola “crisi”? E quanto anche noi, dal basso della nostra esistenza e delle nostre stesse esperienze, siamo portati ad utilizzare questa parola, spesso come alibi durante una accesa conversazione con qualcuno o di fronte a qualche domanda scomoda?
Pensiamoci bene. Parliamo di crisi, quando ci rivolgiamo a chi ci chiede se abbiamo trovato un impiego: “Il lavoro non lo trovo”, tendiamo spesso a dire, “perché c’è crisi”. Certo, questo è vero, non possiamo senza alcun dubbio negare che, rispetto a solo dieci anni fa, la situazione economica e lavorativa italiana sia nettamente cambiata: colpa spesso di una politica che non ha fatto altro che prendere dalla popolazione, senza tuttavia dare in cambio qualcosa di molto più importante che un lavoro, la dignità.
Ma prendersela solo con il sistema politico non è la soluzione. Prendersela con la crisi, perché non riusciamo a trovare un lavoro, non è la soluzione. E allora, quale potrebbe essere la soluzione per risolvere i nostri problemi?

Noi pensiamo che la consapevolezza sia la base di tutto: essere consapevoli non significa né negare l’esistenza di un problema (anzi, tutto il contrario), né crogiolarsi nel problema, che è quello che, purtroppo, sempre più persone fanno.
Prendere consapevolezza significa essere coscienti dell’esistenza del problema, senza tuttavia fermarsi solo a questo: significa denunciare l’esistenza di questo problema e fare di tutto affinché anche chi ci sta attorno se ne renda conto, perché se è vero che l’unione fa la forza, è anche vero che essendo tutti consapevoli del fatto che un problema irrisolto può solo ingigantirsi, potremmo davvero riuscire a risolverlo.
Uno dei temi che ci è più caro in assoluto è la grande disparità di stile di vita e la disparità economica che sussiste tra le nazioni cosiddette povere (che sono, tra l’altro, anche le nazioni più sfruttate, come puoi leggere anche qui), e le nazioni ricche e potenti. Ma il vero problema di cui ci siamo resi conto quasi immediatamente, è che anche all’interno di una nazione potente molto spesso si cela un conflitto, che molti tendono a non vedere.

Ci viene in mente, per esempio, il caso che qualche tempo fa sollevò non poca polemica: una ragazza che in un paio di jeans nuovi, trovò una etichetta molto insolita e particolare, che denunciava l’abuso e soprattutto le condizioni igieniche, socialmente e umanamente invivibili, in cui molte persone sono costrette a vivere. In cui, probabilmente, viveva chi ha scritto quell’etichetta sperando che denunciando ad un paese più ricco la sua situazione, potesse trovare un modo per risolvere il problema e per vivere in maniera più dignitosa.crisi anche itlaiana
Pensiamo ad una delle nazioni potenti, come la Cina, in cui molto spesso si fa leva sulla povertà di una parte della popolazione per spingerla ad accettare condizioni lavorative inaccettabili, che farebbero rabbrividire qualunque sindacato: qui la disparità è molto accentuata ed evidente, perché mentre la nazione si arricchisce, la parte povera di quella stessa nazione continua ad accettare condizioni lavorative disumane proprio per sopravvivere.
E non è solo il caso della Cina, ma in generale di molte nazioni in cui si tende ad accentuare un conflitto già presente: pensiamo, ad esempio, al lavoro minorile ed allo sfruttamento di donne e bambini, che lavorano ininterrottamente, in condizioni sanitarie disastrose, senza nemmeno la possibilità di una pausa per andare in bagno, e che continuano ad accettare questa situazione perché rappresenta per loro l’unico modo per portare a casa qualcosa da mangiare. E nello stesso tempo, all’interno dello stesso quartiere, vivono persone ricche che magari non sono nemmeno a conoscenza di quanto accade attorno a loro.

Certo, se pensiamo ad esempio a raffrontare questa situazione con quella di un ragazzo americano che, con la carta di credito del papà, prende la sua auto fiammante, si reca nel negozio più costoso di New York ed acquista un paio di jeans, pensiamo davvero a quanto sia difficile fare in modo che questa situazione abbia fine. Ma il punto è proprio questo: finché tutti continuiamo a stare zitti di fronte a situazioni simili, e fin quando tenderemo a guardare “dall’altra parte”, continueremo ad alimentare questa disparità, questo conflitto, continueremo a dare la colpa agli altri di tutto ciò che non funziona, al sistema politico che non va e che ci sfrutta, alla crisi che ci impedisce di fare qualcosa, di lavorare, di vivere dignitosamente.
Ma se ognuno di noi, nel suo piccolo, facesse qualcosa per migliorare la situazione in cui ci si trova, forse le cose non sarebbero così complicate. Se anche solo diecimila persone donassero 1 euro ciascuno ad un mendicante, quel mendicante sarebbe nel giro di poco nelle condizioni di rifarsi una vita, di ritornare a vivere dignitosamente, e magari anche di aiutare qualcuno che si trova nelle sue stesse condizioni.
Insomma, la parola d’ordine per noi è consapevolezza, ma senza la volontà, anche la consapevolezza, da sola, può ben poco.